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title: Il calo continuo dei prestiti alle imprese | Opyn
description: Un calo continuo dei prestiti alle imprese può avere gravi conseguenze sulla produttività e l'occupazione. Scopri perché nel nostro articolo.
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# [Il calo continuo dei prestiti alle imprese | Opyn](https://www.opyn.eu/news/credit-crunch-peggiora-per-pmi-che-garantiscono-36-miliardi-di-investimenti-lordi-alleconomia)

 Scritto da [Redazione Opyn](https://www.opyn.eu/news/author/redazione-opyn) | Oct 17, 2019 12:32:20 PM

*Il calo continuo dei prestiti alle imprese può creare un danno potenzialmente devastante con effetti sulla **produttività**, sulla domanda di lavoro e l’**occupazione**. Effetti a cui bisogna far fronte: e il P2P lending vuol fare la sua parte*

Il **credit crunch**? Da almeno un anno **prosegue e prende forza**. La brutta notizia dipende dalle condizioni di un’economia in cui i segnali di recessione si moltiplicano e l’incertezza aumenta. A rilevarlo è l’ultimo [report](https://www.confartigianato.it/2019/10/studi-peggiora-il-trend-del-credito-a-mpi-27-a-giugno-2019-rispetto-07-per-il-totale-imprese/) trimestrale dell’**Ufficio Studi di Confartigianato **che analizza i **numeri di Bankitalia**.

In particolare a essere colpite di più “*sono le micro e piccole imprese, nonostante i bassi tassi di interesse e il miglioramento della qualità del credito*”. Anche l’ultimo **[Bollettino](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-economico/2019-3/index.html) della Banca d’Italia** conferma un “*irrigidimento delle condizioni di accesso al credito per le imprese di minore dimensione*”.

Così se a giugno 2019 i prestiti alle imprese sono diminuiti dello 0,7%, “*in linea con il -0,6% del trimestre precedente ma in controtendenza rispetto al +0,5% di un anno prima, le **maggiori criticità** sul mercato del credito al sistema produttivo **si osservano per i ****prestiti alle piccole imprese** che a metà anno **diminuiscono del 2,7%**, peggiorando sia rispetto al -2,3% del trimestre precedente sia al -1,0% di un anno prima*”.

La situazione è al limite del paradosso in un contesto in cui la BCE ha annunciato un nuovo QE e ha tagliato i tassi interbancari a -0,5%, portando il costo del denaro ancora più sotto zero.

Nel nostro blog ne abbiamo parlato diverse volte: le piccole e micro imprese sono più penalizzate della media non perché siano meno solvibili ma per effetto di **due dinamiche che si rafforzano a vicenda**. La prima è che **i prestiti di piccole dimensioni sono un costo e non consentono alle banche di fare margine**; la seconda, come rileva anche un’[analisi](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0371/QEF_371.pdf) di Bankitalia, è che **le banche attribuiscono alle PMI una rischiosità aggiuntiva** a parità di condizioni di bilancio e nonostante, sempre secondo [Banca d’Italia](https://www.confartigianato.it/2018/09/studi-tasso-deterioramento-crediti-delle-imprese-scende-al-26-e-ritorna-ai-livelli-del-2008-qualita-del-credito-migliore-per-piccole-imprese-con-quota-prestiti-deteriorati-inferiore-di-16-punti/), a fine 2017, in media, una piccola impresa italiana registrava una quota di crediti deteriorati del 23,5% contro il 25,1% della media generale. Non solo: la qualità era nettamente migliore rispetto alla media in 14 regioni italiane, tra cui, Liguria (con un differenziale del 9,3%), Molise a +6,5%, Sardegna (5,4%), Campania (4,8%) ed Emilia Romagna (4,7%).

Tra le regioni dove oggi si registra un **credit crunch peggiore** sia per le piccole che per la media generale delle imprese figurano alcune delle **regioni più virtuose**, come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, per terminare con il Lazio, dove i prestiti alle PMI scendono a fronte di un aumento del credito al totale imprese.

Insomma, se le banche continuano a tenere strette le maglie del credito non è perché le nostre imprese siano insolvibili ma per effetto, principalmente, dell’**irrigidimento normativo generato dalle regole di Basilea**, che impone una gestione prudenziale e ora – con la recente introduzione del principio contabile IFRS9 – anche un **calcolo dinamico e condizionato dalle previsioni macro degli accantonamenti necessari** per far fronte a eventuali perdite.

Le conseguenze della stretta sui prestiti alle PMI che, per quanto detto, è destinata a proseguire, non sono da sottovalutare. Nel quadro macro economico programmatico della Nota di aggiornamento del DEF 2019 varata a inizio ottobre, si prevede che gli **investimenti****dell’economia italiana salgano del 2,2%** **per quest’anno e del** **2,3% nel 2020**: su questo andamento potrebbe influire negativamente il calo dei prestiti alle piccole imprese che, da sole, garantiscono **36,6 miliardi** **di euro** di investimenti lordi in beni materiali. Un minore tasso di investimento si rifletterebbe negativamente sulla propensione all’**innovazione** e sulla dinamica della **produttività**, rendendo **meno agevoli i processi di trasformazione digitale, per non parlare **degli **effetti sulla domanda di lavoro e l’occupazione, che** potrebbero essere significativi.

Non c’è tempo da perdere: **è necessario immettere liquidità nel sistema dell’economia reale**. E il P2P lending è la soluzione già pronta a far fronte per quanto possibile al credito che non viene più erogato da altre fonti.

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