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title: Prestiti bancari alle piccole imprese ancora stagnanti | Opyn
description: I marketplace prestano alle più piccole (dati Crif) mentre gli istituti di credito tengono il freno tirato nonostante i bilanci migliorino, scopri di più.
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** 9 ottobre, 2018

** 5 min di lettura

** Scritto da: [**Redazione Opyn** ](https://www.opyn.eu/news/author/redazione-opyn)

# Prestiti bancari alle piccole imprese ancora stagnanti: è lì che il P2P lending cresce e osa

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*I marketplace prestano alle più piccole (dati Crif) mentre gli istituti di credito tengono il freno tirato nonostante i bilanci migliorino (ma non abbastanza secondo PwC)*

Le banche? Continuano a tenere le maglie del credito strette a danno soprattutto delle piccole e piccolissime imprese. E questo nonostante migliorino sul fronte degli NPL – i crediti inesigibili che le fanno finire sulla lista dei cattivi per l’impianto normativo di Basilea. E nonostante la qualità dei prestiti concessi alle imprese sia anche essa in aumento. Insomma, **va tutto bene, eccetto l’impatto sull’economia reale**. Un cortocircuito che i dati segnalano come un allarme rosso, e che prosegue inesorabile.

Partiamo dai numeri e cerchiamo di tracciare un quadro il più possibile completo della situazione. Secondo l’ultimo [report trimestrale](https://www.confartigianato.it/2018/07/studi-credito-alle-piccole-imprese-a-crescita-zero-dopo-sei-anni-e-mezzo-di-trend-negativo-persiste-calo-dei-prestiti-allartigianato-79-pari-a-33-miliardi-in-meno-in/) dell’Ufficio Studi di Confartigianato , che risale a luglio e riporta i dati di maggio, “*i **prestiti alle piccole imprese** segnano una “crescita zero” dopo sei anni e mezzo di trend negativo, con un persistente e profondo calo dei **prestiti all’artigianato** (-7,9% su base annua).*” Ciò che colpisce maggiormente è che “*la **minore erogazione di credito a micro e piccole imprese** si riscontra **anche in condizioni di bassa rischiosità:** a giugno 2017, tra le società sane, i prestiti erano saliti del 3% per le grandi imprese e dell’1,5% per le medie mentre ristagnava (0,3%) per le piccole e addirittura scendeva del 2,5% per le micro imprese.*” Insomma, non importa che tu sia poco o molto rischiosa, se sei piccola le porte delle banche rimangono chiuse.

La ragione sta in [un’analisi di Bankitalia](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0371/QEF_371.pdf), che spiega come, in sostanza, **le banche attribuiscano alle microimprese una rischiosità aggiuntiva a parità di condizioni di bilancio**. In maniera del tutto arbitraria: infatti, [sempre secondo Banca d’Italia](https://www.confartigianato.it/2018/09/studi-tasso-deterioramento-crediti-delle-imprese-scende-al-26-e-ritorna-ai-livelli-del-2008-qualita-del-credito-migliore-per-piccole-imprese-con-quota-prestiti-deteriorati-inferiore-di-16-punti/), a fine 2017 una piccola impresa italiana registrava una **quota di crediti deteriorati**** **del 23,5% contro il 25,1% della media delle imprese, unitamente a una qualità migliore rispetto alla media in 14 regioni italiane, tra cui**: ****Liguria**** **con un delta del 9,3%, **Molise a +6,5%, Sardegna**** **(5,4%), **Campania**** **(4,8%) ed **Emilia****–****Romagna**** **(4,7%).

C’è anche un altro dato che avrebbe dovuto favorire – almeno sulla carta – una maggiore erogazione di credito al nostro tessuto imprenditoriale: la **diminuzione dei non performing loan**. La rileva lo studio di PwC “*Il mercato italiano degli NPL – What’s next..?!*”, affermando che gli NPL nel 2017 delle banche italiane sono passati a 264 miliardi dai 324 di fine 2016. E diminuiranno ancora di 70 miliardi grazie alle dismissioni a tutto il 2018. Parliamo però ancora di 200 miliardi residui di incagli: una montagna.

Non solo: c’è un’altra voce di bilancio, quella relativa agli **Unlikely to Pay** (ovvero le esposizioni creditizie per le quali la banca giudica improbabile il rimborso totale), passati da 117 a 94 miliardi, su cui i movimenti sono stati finora limitati e che rischia di essere fonte di “*importanti misure di riorganizzazione industriale e di deleverage*”, scrive PwC.

Insomma alle PMI il credito bancario non arriva ma non dipende dalla loro qualità intrinseca e neppure dalla ripresa che non c’è, ma solo dai bilanci degli istituti che, per raggiungere la capitalizzazione richiesta, devono fare ancora una lunga strada.

Allora non è un caso che **formule alternative di credito crescano** contestualmente: il mercato del P2P lending, secondo i [dati di Crif](https://www.crif.it/ricerche-e-pubblicazioni/market-outlook/2018/giugno/digital-lending-alle-pmi-in-italia/) e [di P2P Lending Italia](https://p2plendingitalia.com/prestatore/204-secondo-trimestre-2018), ha visto le richieste di credito aumentare anno su anno del 74% e gli importi dell’85%. L’erogato da inception a giugno 2018 delle piattaforme italiane è di 768 milioni di Euro, per **un mercato che quindi punta a superare il miliardo di erogato entro la fine dell’anno**. Tutto a beneficio delle stesse PMI che dai canali tradizionali continuano a essere snobbate.

Insomma, tanto c’è ancora da fare, ma la strada è segnata: nel futuro delle PMI ci sarà sempre meno banca e sempre più fonti alternative di credito.

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