26 ottobre, 2021

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Scritto da: Andrea Papa

La tecnologia è uno strumento (e l’uomo resta al centro dei servizi finanziari)

Tutte le industrie – compresa quella finanziaria – virano verso il digitale. Ma la tecnologia è solo uno strumento abilitante che non deve distrarre dalla necessità di servire il mercato in maniera personalizzata e puntuale. Ecco come conciliare i lati tech e human di ogni business, secondo Opyn

di Andrea Papa, Responsabile Business Operations & Development

La pandemia ci ha reso consapevoli, se ce ne fosse bisogno, del vero valore della tecnologia. E tuttavia ora che nel mondo occidentale l’uscita dal tunnel sembra prossima, il sospetto che in quello emergente le conseguenze del Covid 19 continuino per tutto il 2022 invita ad alcune riflessioni su questo tema.

In tempi di crisi sanitaria la tecnologia è ciò che ha consentito alle persone di essere vicine, di lavorare, di confrontarsi, di prendere decisioni e ci ha mostrato che se la usiamo nella maniera giusta essa può contribuire a rendere il mondo più piccolo e connesso. E crea valore per l’uomo che resta il centro di ogni attività e di ogni iniziativa.

Il valore della tecnologia

La tecnologia offre opportunità a persone e imprese: perché abbatte i confini o li amplia, aumenta le occasioni, velocizza ed efficienta i processi e rende più attuale il raggiungimento degli obiettivi europei del net zero. Se accettiamo il concetto del remote o smart working potremmo, se siamo un’azienda, andare a cercare le competenze che ci servono su tutto il territorio nazionale, o anche oltre quei confini. E come individui potremmo bilanciare meglio vita privata e lavorativa. Oltre a risparmiare all’ambiente emissioni di CO2 che dipendono da un pendolarismo che il più delle volte è inutile.

Uno strumento che abilita e semplifica (mai un fine)

La grande sfida che però oggi abbiamo di fronte sta nella capacità di mediare tra tech e human. Il tech, che è uno dei principali asset di Opyn e la direttrice del suo sviluppo futuro nell’embedded finance – un mercato neonato che varrà 7 miliardi di dollari, secondo le stime più affidabili – deve funzionare da strumento e abilitatore di una domanda che arriva dal basso. Mai soffocare o assumere una posizione di predominio rispetto a questa.

La tecnologia, insomma, è uno strumento e non un fine. Uno strumento che, se guardiamo all’embedded finance, è ciò che consente a banche, big tech e aziende di fornire ai propri clienti servizi finanziari aggiuntivi e collaterali rispetto al core business, digital lending, possibilità di pagamenti rateali, digital payment e così via. Se osserviamo dal punto di vista delle imprese che si approcciano al digital lending sulla piattaforma dobbiamo usare il potenziale dell’infrastruttura software per rendere il processo di accettazione ed erogazione più efficiente e rapido, ma dobbiamo evitare di spersonalizzare il servizio verso le imprese.

Le relazioni tra finanza ed economia: un patrimonio da sfruttare

Va dato valore alle relazioni: l’Italia è una terra di pmi, vale sempre la pena ricordarlo. L’incidenza di microimprese, con meno di 10 dipendenti e 2 milioni di fatturato, è superiore al 98%. La quota di imprese familiari è di oltre l’85% e storicamente esiste un rapporto fiduciario tra imprenditore e direttore di filiale tipicamente della banca territoriale, che il lending in qualche modo prova a riprodurre.

È un patrimonio, tutto italiano, che non va disperso. Soprattutto in vista del venir meno della sospensione di Basilea IV per la pandemia. Le regole ancora più stringenti in termini di capitale prudenziale che le banche devono tenere a riserva sui prestiti – che più sono a rischio più richiedono accantonamenti – tornerà a pieno regime a inizio 2022. E per le realtà soprattutto micro e piccole ottenere credito bancario sarà sempre più un miraggio. D’altronde proprio per riempire questo buco, come sappiamo, è nato il digital lending. Ora è necessario fare un ulteriore passo in avanti. Dobbiamo puntare sempre più alla personalizzazione dei servizi e dei prodotti. Far percepire ai clienti, individui e imprese che non c’è solo un robot che lavora a una istruttoria, ma che siamo in grado di cogliere il valore della loro attività, al di là dello score che emette un algoritmo. Per questo il processo di valutazione di ogni impresa sarà sempre completato e validato da uno o più incontri di persona dell’imprenditore con un consulente Opyn.

Il nostro mondo continuerà a essere stra-efficiente grazie al tech, ma dovrà dimostrare vicinanza alle imprese, e sarà usata per semplificare la loro vita e la quotidianità mentre si costruirà un ambiente sempre più simbiotico con le banche. 

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