Il paradosso dei dati aziendali, oggi, è che tutti ne riconoscono l’importanza, ma poche aziende li trattano davvero come un asset strategico. Non è raro sentire imprenditori e manager sostenere: “i dati sono il nostro asset più importante”. Salvo poi, quando devono decidere dove vivono quei dati e chi li governa davvero, trattarli spesso come un capitolo di spesa IT da comprimere.
Questa è la contraddizione: senza un vero controllo infrastrutturale non esiste reale valorizzazione del dato. Perché il valore dei dati non si misura solo in dashboard, analytics o progetti AI. Si misura nella capacità di decidere: chi accede, dove risiedono, come si proteggono, quanto costa mantenerli disponibili, e chi risponde quando qualcosa va storto.
E questa capacità, nel 2026, è sempre più anche una questione di conformità e rischio: l’Europa sta spostando l’asticella dalla “privacy” alla “governance del dato”.
Il dato è un asset solo se resta governabile
Un asset aziendale è tale quando è:
- controllabile (non sparso tra strumenti e fornitori),
- misurabile (a livello di costi, rischi, livelli di servizio),
- difendibile (con una chiara ownership su sicurezza e responsabilità in azienda),
- utilizzabile (accessibile a chi serve, quando serve).
Se invece i dati crescono senza regole e finiscono in architetture dove l’azienda non ha controllo completo su costi, accessi e vincoli contrattuali, diventano una forma di debito operativo.
Guardando il mondo con il grandangolo: la quantità di dati continua ad aumentare in modo non lineare. IDC stimava una crescita fino a 163 zettabyte entro il 2025 (ordine di grandezza: “dieci volte” rispetto al 2016).
Questo significa: più dati = più complessità e più costi indiretti.Se la gestione dei dati non è governata è il caos. Se invece è governata, diventa una grande opportunità.
Costi IT e gestione dell’infrastruttura IT: dove le PMI perdono controllo
Succede per un motivo semplice: la governance del dato spesso non ha un “owner” unico. Il risultato è solitamente:
- Costi imprevedibili: storage, picchi non previsti, licenze, backup, servizi accessori.
- Accessi non tracciati: account, privilegi, terze parti, consulenti, tool SaaS.
- Responsabilità frammentata: in caso di incidente, ognuno copre solo un pezzo.
- Continuità operativa non testata: backup esistono, ma restore e tempi reali spesso no.
Il dato perde controllo quando l’infrastruttura diventa una somma di scelte tattiche. È lì che un CFO vede solo “spesa IT”, mentre l’azienda sta in realtà accumulando rischio e dipendenza.
Cosa chiede davvero l’Europa: governance prima ancora che tecnologia
L’Europa negli ultimi anni sta sviluppando un sistema normativo che punta a proteggere il valore dei dati e che indica alle aziende che la strada per trarre valore dai dati è quella pensare strategicamente alle architetture nelle quali questi vengono gestiti.
GDPR: responsabilità del titolare e filiera dei fornitori
Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) non riguarda solo “privacy”: chiarisce che l’azienda (titolare) decide finalità e mezzi del trattamento e deve governare la catena dei fornitori (responsabili, sub-responsabili, contratti, misure).
Data Governance Act e Data Act: fiducia, disponibilità, regole di accesso/uso
Il Data Governance Act mira ad aumentare fiducia e meccanismi di condivisione/riuso dei dati.
Il Regolamento (UE) 2023/2854 (Data Act) (applicabile dal 12 settembre 2025) completa il quadro: dà regole su accesso e uso dei dati, con impatti pratici anche su contratti e servizi digitali.
NIS2: sicurezza e rischio diventano “manageriali”
La NIS2 inquadra la cybersecurity come gestione del rischio e resilienza: non è più solo un tema “tecnico”, ma di governance e accountability.
Gestione dell’infrastruttura IT: 4 leve operative per protezione e valore
Un modello pratico in 4 leve per protezione e valorizzazione
1) Classificazione e policy (gestione dei dati)
Prima di proteggere, devi sapere cosa proteggi facendo una mappatura e una classificazione:
- quali dati sono critici (operativi, clienti, IP, finanza),
- dove stanno (mappa reale),
- chi li usa e per quali processi.
Questa è governance del dato: trasformare il “dato ovunque” in un perimetro governabile.
2) Sicurezza dei dati
La sicurezza non è un prodotto, è un sistema. Ecco alcune best practies che dovresti mettere in atto in azienda:
- gestione identità e privilegi di accesso,
- cifratura dove serve (a riposo / in transito),
- backup con test di ripristino,
- procedure di incident response (definire ruoli, contatti, tempi).
3) Governance operativa (responsabilità, KPI, audit)
Per un CFO conta una cosa: chi risponde e come misuro. Imposta KPI comprensibili anche fuori dall’IT:
- RPO/RTO (quanto dato posso perdere / quanto tempo per ripartire),
- disponibilità e continuità,
- audit e log,
- gestione terze parti (chi ha accesso, con quali vincoli).
4) Scelte infrastrutturali consapevoli (sovranità del dato + controllo costi)
Qui si decide se i dati restano un asset o diventano un costo ingestibile. Dove metti i tuoi dati aziendali, ovvero gli applicativi più importanti e tutti i dati (anche quelli sensibili) dei tuoi clienti?
Esempio concreto: Opyn Puls posiziona il tema in modo esplicito, parlando di controllo di dati e applicazioni, canone fisso senza sorprese e gestione del cloud in Italia, con dati “al sicuro in ambienti conformi” e in “data center italiani certificati (Tier 4)”.
Non è un dettaglio “tecnico”: è una scelta di governance che impatta costo, rischio e responsabilità.
Molte aziende vogliono “valorizzare i dati”, ma partono dalla direzione sbagliata: strumenti e progetti. La sequenza corretta è: governance → controllo infrastrutturale → sicurezza dei dati → valorizzazione.
Approfondisci il tema della sovranità del dato: se vuoi capire come legare localizzazione, controllo degli accessi e prevedibilità dei costi in un modello “governabile” per CFO e PMI, esplora Opyn Puls: https://www.opyn.eu/opyn-puls
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